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FARRO: cereale coltivato fin dall'antichità, coltivato anche dai Greci durante il III millennio a. C. dai quali fu poi introdotto nella nostra penisola. I Romani facevano largo uso di farro ( frantumato e macinato) perché consumavano una specie di pappa detta "farratum" o "puls" variamente aromatizzato, simile all polenta. La parola "farina" deriva da "far" cioè farro.


LENTICCHIE: il loro nome botanico deriva dalla forma a lente del seme. Sono stati tra i primi legumi consumati dall' uomo, per primo furono ritrovati in Turchia, nel 5500 a. C. e anche in tombe egizie del 2500 a.C. Al giorno d'oggi viene considerato di buon auspicio consumare un piatto di lenticchie durante la cena dell'ultimo dell'anno quando la si unisce allo zampone e soprattutto per il valore scaramantico che le viene attribuito: ciò è dovuto all'antica usanza di regalare, a fine anno, una scarsella ( la tipica borsa per conservare monete) colma di lenticchie. L'augurio era che ciascuno chicco si trasformasse in monete, rendendo così ricco e fortunato il destinatario del dono. L

FORMAGGIO: La "scoperta" del formaggio risale all' epoca preistorica e fu certamente casuale. Qualche antenato pastore osservò che il latte fresco, lasciato in ambienti caldi subiva una fermentazione acida. Successivamente constatò che, con l'aggiunta di caglio, il latte assumeva consistenza solida Le zone montane umbre sono ricche di pascoli, da qui lo sviluppo e l'allevamento del bestiame, nonché la grande produzione di latticini e formaggi. Queste regione è veramente una vera miniera gastronomica e gli stessi formaggi vi detengono un posto di grande rilievo, grazie ai pascoli ricchi e profumati delle sue zone montane, che forniscono un ottimo foraggio quasi tutto l'anno, e consentono così una produzione costante di latte vaccino e di pecora di ottima qualità. Una specialità umbra è rappresentata dal formaggio tartufato , ottimo e dall'aroma inconfondibile.

TARTUFO: E' un fungo sotterraneo, ne esistono più di trenta specie, di rilevanza gastronomica molto diversa. Il tartufo deriva dal latino "tuber ", che significa escrescenza di terra, di cui ne ha l'aspetto. Si forma nei terreni calcarei argillosi entrando in simbiosi con le radici dell'albero, essendo privo di clorofilla, non può creare da sé la propria sostanza organica. La forma dipende dalla natura del terreno : se è soffice , si sviluppa tondeggiante e liscio, se invece il suolo è compatto e oppone resistenza all crescita, diventa bitorzoluto e nodoso. Il tartufo più pregiato ha un colore quasi bronzeo ed è quello cresciuto sotto il tiglio, nel terreno fresco.

L'Umbria produce vari tipi di TARTUFI: - il nero pregiato di Norcia o di Spoleto ed è la qualità prevalente, matura da novembre a marzo, la grandezza può variare da quella di una noce ad una mela , la scorza è nerastra e rugosa. Per essere mangiato deve essere scaldato per esprimere al meglio le sue virtù. Utilizzato soprattutto sopra il filetto.

il tartufo bianco, è più raro e pregiato, il nome scientifico è "tuber magnatum pico"; magnatum perché era destinato ai magnati, i grandi signori di un tempo, pico, perché il primo a descriverne le caratteristiche nel 1788 fu un medico chiamato così.

La zona di produzione è l'Alta Valle del Tevere, nell'Eugubino Gualdese e nell'Orvietano. Giunge a maturazione da ottobre sino a tutto dicembre.

Il tartufo bianco ha molte componenti: il profumo acuto, inconfondibile, assoluto segno di giusta maturazione e di buona qualità, la grandezza e la forma è più regolare del nero e arrotondata, la grandezza può variare da quella di una noce a quella di un grosso arancio.

Si serve tagliato a fettine sottilissime e non grattugiato come il nero. Per assaporarne il gusto viene servito : con le uova, con le tagliatelle

VINO: I terreni ben si prestano alla coltivazione dell'olio e della vite, introdotte fin dagli Etruschi. L'aspetto collinare è ideale per esporre la vite ai raggi del sole. Lunga è la tradizione dei vignaioli umbri, da sempre hanno una tecnica particolare che conservano con discrezione.

Molteplici sono le ragioni che rendono eccellente il vino umbro: l'orografia collinare, la ricchezza delle acque, il clima continentale ma soprattutto i terreni argilloso- calcarei adatti alla produzione vitivinicola (8 vini DOC- denominazione- origine- controllata ; 2 vini DOCG- denominazione- origine- controllata- garantita ).

Tra tutti i vini umbri sicuramente " l'Orvieto" è il vino "storico". A partire dagli anni '30, la viticoltura umbra ha subito una profonda trasformazione. La cultura specializzata è presente su circa 20.000 ettari e la produzione vinicola si aggira intorno a 900.000 ettolitri di cui il 17% DOC. Famoso è il "Museo del vino a Torgiano", dove sono raccolte interessanti testimonianze, tra cui un torchio a chiave e altri oggetti d' uso agricolo.

OLIO: Tra le verdi colline spicca sicuramente l'ulivo, oltre ad essere importante per il suo significato biblico e di pace ( richiama i grandi valori evangelici) e anche una pianta longeva e di lenta crescita che permette di produrre un olio di grande qualità.

In Umbria la coltivazione dell'ulivo è tra le più antiche d'Italia, dato che i primi a curare questa pianta fruttifera furono gli Etruschi. Gli ulivi coltivati in questa regione, godono di particolari condizioni climatiche che consentano una maturazione del frutto, molto lenta, tale da provocare un tasso di acidità estremamente contenuto.

Particolare importanza è attribuita ai terreni situati in collina per lo più in fasce montane : terreni ricchi di struttura ad elevata permeabilità che lasciano penetrare agevolmente le radici dell'ulivo. Dal 1997 l'olio extravergine di oliva può fregiarsi della denominazione di origine protetta, rappresentando degnamente la gastronomia umbra.