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Porano, situata a 444 metri s.l.m., si trova ai confini con il territorio orvietano e con il Lazio, su un’altura di natura tufacea, in bella posizione panoramica sul Duomo di Orvieto e su altri scorci naturali delle valli del Tevere e del Paglia. Il nome di origine latina deriva da porro, che significa più oltre, quindi avamposto; ma i ritrovamenti delle tombe di Golini e degli Hescana, la presenza di un importante centro etrusco. Le prime notizie storiche che lo indicano come villa risalgono al XII secolo.Per la sua posizione strategica rispetto al controllo del territorio al fine degli interessi delle famiglie orvietane, conobbe, nei secoli successivi, un forte sviluppo urbano e fu spesso teatro di aspri scontri. Dai primi anni del XV secolo, dopo il passaggio di Ladislao d’Angiò re di Napoli, rimase sotto la giurisdizione di Orvieto insieme alla vicina fortezza di Castel Rubello e, tra il ‘500 e il ‘600, entrò a far parte dello Stato Pontificio.

Porano conserva il tipico aspetto del borgo fortificato: il perimetro è tuttora definito dalla cerchia di mura in parte intatta e dalle abitazioni dislocate lungo il perimetro. Nel centro storico, oltre a un nucleo medievale, si possono notare diversi esempi di edilizia cinquecentesca


Particolarmente notevole è il complesso architettonico di Villa Paolina, con i suoi viali e giardini seicenteschi e settecenteschi che ne fanno uno dei parchi storici di maggiore rilevanza regionale per la varietà, lo sviluppo e la vetustà delle specie vegetali presenti e per l’importanza degli impianti paesistici. Villa Paolina, appartenne, dal ‘700 all’Unità d’Italia, alla famiglia Gualterio, e nell’ottocento era residenza di Filippo Antonio Gualterio, esponente di primo piano del Risorgimento Italiano, che divenne poi Ministro del Regno d’Italia. Nel 1720 ospitò Giacomo III Stuart, pretendente al trono d’Inghilterra. Successivamente, nel 1874, fu alienata ai marchesi Viti Mariani, che ne operarono un’ampia ristrutturazione.L’interno, signorile ed elegante, ha pareti e soffitti affrescati. La Villa è ora sede dell’Istituto per l’Agroselvicoltura del Consiglio Nazionale delle Ricerche e una zona del parco costituisce parte integrante degli studi sulla selvicoltura.



La gastronomia, legata alla cultura contadina della zona, si basa su cibi schietti e sapori antichi esaltati da cotture semplici, a conferma che la genuità dei prodotti non abbisogna di complicati intingoli. È per queste ragioni anche che nella zona di Orvieto si sono costituite con successo aziende agrituristiche che all’attività agricola vera e propria aggiungono quella dell’ospitalità turistica nel contesto delle loro più genuine tradizioni di lavoro nei campi e allevamento di animali da cortile.