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Castel Viscardo deve il suo sviluppo alla presenza dell'antico Castello dei Duchi di Montevecchio. Fino al XVI sec. fu roccaforte della famiglia Monaldeschi e poi feudo dei principi Spada. Deve il suo nome a Guiscardo da Pietrasanta, nipote di Urbano IV. Le prime abitazioni sorsero presso il fortilizio a ridosso della cerchia muraria : dal XVII sec. si espansero fino fuori alle mura del castello. Il borgo fu abbellito successivamente di altre strutture e fu completata la facciata della Parrocchiale. Nella parte sotterranea sono presenti tuttora cavità utilizzate come cantine. Il Castello noto come Castello della Madonna ha forma di poligono irregolare con un ponte che conduce all'elegante ingresso barocco, con un arco a tutto sesto sormontato da un orologio settecentesco. Dentro il paese sorge la Chiesa di Maria SS. Annunziata, risalente al 1682 , con un crocefisso in avorio , dono del re Sole, di Francia al Cardinale F. Spada e una bandiera turca, cimelio di guerra. E' un territorio particolarmente ricco di argilla e questo ha favorito lo sviluppo di numerose fornaci di laterizi ubicate nelle immediate vicinanze del centro abitato, vera rarità in campo manufattiero .Grande è la fama del prodotto fatto a mano realizzato con tecniche artigianali molto antiche. Il Comune di Castel Viscardo ha due frazioni quali: Monterubiaglio e Viceno , che hanno origine da due roccaforti medioevali, intorno alle quali sono sorti, nel tempo, insediamenti abitativi che ne hanno formato i borghi.




Tra i piatti tipici di questa zona è da ricordare: i maritozzi, i maccheroni con sugo di rigaglie. I panettuzzi di San Antonio. Tra i primi piatti d'uso comune è il " polentone" condito con sugo di carne di maiale e gli " ombrichelli. Tra i secondi non si piò non assaggiare il " buione", un insieme di carni di agnello, pollo, maiale, cotti in padella con aglio, rosmarino, e peperoncino. I dolci più tipici sono il galletto e la palomba, biscotti a forma di animale e le gustose " tortucce", grosse frittelle di farina , acqua lievito e birra. Anche l'olio e il vino (ottimo e di grande qualità) rientrano nella produzione dell'Orvietano.